Zėŋōfōbìå

9 aprile 2009

Effetto Downing

Filed under: informatica — Zeno @ 7:18

Per effetto Downing si intende l’effetto per il quale, le persone dotate di basso quoziente intellettivo tendono a sovrastimarlo, mentre, di contro, chi ha un QI elevato tende a sottostimarlo.

L’altro aspetto della teoria è che la precisione del giudizio cresce proporzionalmente con l’intelligenza del giudicante.

Come si spiegano questi due fatti?

Forse accade che chi non capisce il pensiero degli altri è probabilmente spesso convinto di aver avuto dei pensieri particolarmente brillanti, che nessun altro, nella sua esperienza, può aver formulato. Di contro, chi riesce a cogliere negli altri il brillio dell’intelligenza finisce per subirne il fascino.

E questo spiegherebbe, almeno in parte, la prima parte della teoria.
La seconda parte non è in contraddizione con la prima, a patto di considerare la precisione del giudizio spostata di un fattore e in una direzione che dipende dal QI.
Basso QI del giudicante: campana di precisione del giudizio larga e spostata verso quozienti minori.
Alto QI del giudicante: campana stretta ma spostata verso quozienti maggiori.

Probabilmente l’effetto è che nella percezione di ciascuno siamo dotati tutti di intelligenze vicine tra loro. Le differenze vengono ridotte. Che sia un artificio della natura per darci modo di eleggere al governo dei buffoni?

Ogni volta che mi sentirò di esprimere il giudizio sull’intelligenza altrui, credo, dovrò riflettere un po’ di più.

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2 commenti »

  1. Una persona intelligente si rende conto che più sa e meno pensa di sapere (intelligenza e conoscenza son cose distinte ma in qualche modo hanno dei legami, velati o meno). Da cui la sottostima per sè stesso (“so di non sapere”).

    Non entro poi nel discorso “umiltà”, virtù che trovo spesso nelle persone (veramente) intelligenti e a prescindere dalla formazione, dalla religione, ecc…

    Una persona che non è intelligente semplicemente non arriva (da solo) al problema del “se so, quanto so davvero?” ed è difficile che avverta dei “limiti”, almeno non come uno che è intelligente “e tace per non rimediare triste figure”. Quindi tende a fare “il di più”, specie se accanto a lui c’è qualcuno davvero intelligente (“ehy, io sono valido quanto $TIZIO!”).

    La precisione di giudizio invece non è solo legata al giudizio del giudicante ma anche a quanto costui conosce “dentro” il giudicato. La prima impressione è quella che conta (siamo animali e anche noi subiamo l’imprinting) ma, nel limite del possibile, possiamo cambiare opinione di qualcuno conoscendolo progressivamente di più.

    Ciau! ^^

    Commento di jp — 9 aprile 2009 @ 10:32

  2. Mi è rimasto fuori un “gran bel post!” ^^

    Ciau!

    Commento di jp — 9 aprile 2009 @ 10:40


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